Naming: come si fa?

In questo articolo spieghiamo come procediamo Noi (2dispari) quando ci viene chiesto di fare naming.

Caratteristiche fondamentali

  • memorizabile
  • originale
  • orecchiabile

Caratteristiche preferibili

  • corto o non troppo lungo
  • versatile
  • internazionale
  • gradevole

Intervista al cliente

Come detto nell’introduzione, per fare naming bisogna conoscere l’azienda per il quale si sta creando il nome. Quindi noi iniziamo chiedendo quante più informazioni possibili al cliente. Cosa differenzia l’azienda dalla concorrenza, perché il cliente dovrebbe comprare il prodotto? I valori, gli obiettivi, etc.

Concorrenza

Conoscere la concorrenza serve a saperne di più del settore del proprio cliente, perché di base potremo non saperne molto. Molti settori non hanno grande fantasia nei nomi e quindi possiamo fare meglio molto facilmente, magari hanno tutti nomi “descrittivi” (leggi il nostro articolo sui tipi differenti di nomi). In ogni caso quando si fa naming lo scopo da tenere a mente è far distinguere l’azienda, quindi bisogna conoscere gli “altri” per poter ottenere questo risultato fondamentale.

Conoscienza

Cerchiamo online e non, tutte le informazioni possibili sul prodotto. Le curiosità, i personaggi legati ad esso. Facendo questo usciranno fuori una serie di parole e concetti con cui, per esempio, possiamo fare uno dei tipi di naming elencati in questo nostro articolo.

Brain Storming

Fondamentalissimo in ogni lavoro creativo è il processo di brainstorming, su cui probabilmente scriveremo un articolo a parte. Per non dilungarci su questo argomento di rilievo diciamo solo che è il momento in cui i creativi tirano giù qualsiasi e ribadisco qualsiasi idea gli passa per la loro testolina colorata.

Spesso il problema di fare brainstorming è proprio che il team è “bloccato” non perché non ha idee ma perché non ha la confidenza o la fiducia per sparare qualsiasi sciocchezza sul tavolo delle proposte. Nel brainstorming la regola fondamentale e dire tutto quello che si pensa, senza sopraffare gli altri, senza prendere in giro o mortificare se l’idea altrui sembra troppo stupida perché quasi sempre si parte da quella che apparentemente è un’idea stupida o inutile che però ha qualcosa di utilizzabile e a forza di colpi di lima e di correzioni in gruppo si arriva al concetto tanto bramato, l’Idea con la I maiuscola.

L’idea non è sempre un miracolo, spesso è frutto di tecniche e passaggi replicabili, poi è ovvio che la componente “creatività individuale” svolge un ruolo importante. Come per gli sportivi, c’è chi ha capacità innate che arriva all’obiettivo più facilmente e chi non le ha e deve allenarsi molto per ottenere lo stesso risultato (molto interessanti, a riguardo, questo articolo e quest’altro).

Quando si fa brainstorming ricordarsi che un pizzico di follia non guasta e che se ci si mette l’anima, come in tutto, viene qualcosa di buono. A riguardo ci piace fare l’esempio di Mercedes e Lisa, il primo è il nome della nota casa automobilistica tedesca e il secondo è il nome di uno dei primi computer prodotti della Apple, cosa hanno in comune? Follia e Anima.
Nessun imprenditore si sognerebbe di dare alla propria azienda o ad uno dei suoi prodotti il nome di sua figlia, ma i due esempi qui sopra rappresentano proprio quello. Se il solo sentire il nome di tua figlia ti da la forza per scalare l’Everest perché non chiamarci la tua azienda? Ogni volta che lo sentirai dire a qualcuno ti farà star bene, solo per questo sarai motivato a farlo dire a più persone possibili, altro che campagne di brand awarness. Sai che in alcuni pezzi dei film Pixar ci sono personaggi di loro altri film, perché? Perché ci hanno messo l’anima in quei film e un pizzico di follia, e il risultato è fantastico. Vedi questo video per approfondire.

Ultima consiglio quando si fa naming, azzardare! Richiamiamo in causa sempre lo stesso nome, lo so, ma sinceramente oggi possiamo affermare con certezza che l’eccentricità del nome Apple ha giocato a suo favore, ma avreste mai azzardato negli anni ’70 a chiamare un’azienda di computer col nome di un frutto? Se siete dei creativi, avreste avuto il coraggio di proporlo ad un vostro cliente?

Controllo

Non sempre viene richiesto dal cliente, e per quanto ci riguarda ha un costo a parte, ma è molto importante controllare che i nomi creati non siano già presenti e magari anche registrati presso l’ufficio marchi e brevetti. Questa verifica comporta tempo, per questo nel caso della nostra agenzia viene proposta con un costo aggiuntivo, ma è importantissima al fine di non rischiare sia di risultare “copioni” e sia sanzioni e l’obbligo di rimozione del nome da tutti i supporti su cui è stato utilizzato.

Oltre alla verifica “base” ormai, sempre secondo il nostro modesto parere, va fatta anche un controllino per vedere se sono liberi: nome a dominio (www.quellochevuoi.com); nome su facebook; nome su instagram; etc;
Questa analisi è importante perché si rischia di dover aggiungere prefissi o suffissi al nome dell’azienda per poter attivare il proprio nome su uno di questi media. Molto spesso ci capitano clienti che sottovalutano questo aspetto all’inizio e poi si rendono conto di quanto li penalizzi. Un esempio, completamente inventato, è un ristorante giapponese che decide di chiamarsi “fiore di loto”. Ovviamente non troverà libero né un nome a dominio diretto e senza fronzoli per il proprio sito, né troverà libero un nome su Facebook e sarà costretto ad aggiungere parole che ne renderanno più difficile la memorizzazione da parte dei clienti finali. Per esempio il sito magari sarà “www.fiorediloto-ristorante-roma.it” la pagina facebook invece “fiorediloto-ristorante-official” (perché c’è già qualcuno che si è preso “fiorediloto-ristorante-roma”). Tutto ciò vanifica completamente gli sforzi per essere trovati online o per innescare il passaparola. Vi immaginate a dover dire ad un amico al telefono: “il menù è sulla loro pagina facebook che si chiama fiorediloto tutto attaccato, poi trattino alto ristorante e di nuovo trattino alto official”. Putroppo spesso avviene questo perché quando si avvia l’attività non ci si affida ad un’agenzia di comunicazione che se ne preoccupa. Non per vantarci ma noi ci chiamiamo 2dispari è per noi non è stato un problema trovare tutto i nomi liberi, a noi basta dire “ci trovi su qualsiasi piattaforma cercando 2dispari”, non è più semplice?

Se vuoi approfondire i molteplici significati del nostro nome e come lo abbiamo concepito leggi questo articolo.

La verifica spesso comporta dover optare per un nome che si era classificato secondo, quindi che ci sembrava meno efficace o meno originale ma che almeno non infrange copyright e che è consistente su qualsiasi piattaforma social o online.

PS piccolo consiglio, appena scoprite un nuovo social network o un nuovo servizio che consente di creare un account, se avete un’azienda, aggiudicatevi subito il vostro nome li, perché quando diventerà un nuovo trend (vedi instagram ai giorni d’oggi) potrebbe esser troppo tardi, qualcun’ altro potrebbe aver preso possesso di quel nome al posto vostro.

Il nostro schema per fare naming

Qui sotto trovate lo schema che seguiamo ogni volta che dobbiamo fare naming. Dopo aver acquisito le informazioni dal cliente e dopo aver fatto una lunga ricerca cominciamo a riempire le 3 colonne che seguono, nell’esempio che vedete c’è il lavoro VERO fatto per un cliente che distribuisce Tè e Tisane.

Nomi SpuntoParole e ConcettiNomi Creati
estathè, twinings, lipton, pompadour, eraclealoto, bon, liberty, iride, stelo, fioritura, colore, profumo, brezza, fragranzaellade , ella, gulàn, laxa, relaxa (troppo lassativo), omaha, requi, requie, rajana, leas, calmea, keep calm, smooth,
morbida, bloom , tistè , tistea, primavera, petali d’oro, di stelo in tazza, fiorinatura, naturalax,
sorsi di profumo, assapore, sorseggio (troppo nespresso)

Piccoli trucchi

All’inizio buttiamo giù concetti e parole che ruotano intorno all’argomento, poi spesso da queste prime parole ne cominciano a uscire in modo naturale molte altre che a loro volta ruotano intorno alle prime. Si crea una sorta di sistema solare delle parole con il sole, i pianeti e i satelliti.

Quando ci blocchiamo, cominciamo a vedere le traduzioni delle parole che ci interessano di più in tutte le lingue possibili e immaginabili, non perché vogliamo utilizzare la parola in un altra lingua ma perché a volte troviamo dei suoni o delle porzioni di parola che ci piacciono e che non abbiamo mai visto e sentito (quindi originali). A volte cercare in altre lingue ci serve solo a sbloccare il blocco creativo. Visto che creare nomi completamente inventati è una delle cose più difficili spesso aiuta partire da parole esistenti ma di lingue a noi sconosciute o dialetti.

Caratteristiche del prodotto, prendiamo delle peculiarità come colore, peso, altezza, etc. e da li partiamo per cercare spunti, sempre per superare un empass.

Prendiamo le parole segnate e le proviamo cambiandogli le vocali o le consonanti, sia generando parole che hanno senso sia non. Esempio se abbiamo la parola “mela” cominciamo a scrivere “mera”,”mena”, “male”, “vela”, etc.

Ogni volta che facciamo una sessione per creare nomi la alterniamo con del riposo, stacchiamo e facciamo altro o addirittura facciamo passare un giorno o due senza rivedere i nomi ideati, perché a volte ci si accorge dell’idiozia o del genio solo quando questi hanno stagionato un po’.

Cerchiamo ispirazione da tutto, andiamo in giro, al ristorante, ad una mostra o semplicemente a fare una passeggiata perché le idee vengono da qualsiasi direzione, non hanno un percorso segnato da rotaie. Un creativo alimenta la sua creatività attingendo a qualsiasi fonte. Un esempio? Qualche settimana fa era a mangiare ad un mercato rionale e per caso c’erano dei ceramisti che esponevano le proprie opere, a me non piace la ceramica ma mi sono interessato e alcuni dei motivi, dei colori, delle venature di quelle opere mi hanno ispirato nei giorni a venire per la creazione di un logo per un cliente.

Chiedi ai bambini, loro a differenza degli adulti non hanno “freni” creativi e spesso sono fonte di ispirazione.

Prova telefono

C’è un test su tutti che a noi ha sempre dato un riscontro su quanto funzioni un nome creato da noi, cioè la prova telefono. Si deve immaginare di dire al telefono il nome creato e immaginare come reagirebbe il possibile interlocutore.
Se chiede lo spelling magari il nome è un acronimo o è composto da parole straniere poco conosciute o peggio ancora è difficili da pronunciare.
Se viene chiesta solo una conferma è sintomo che il nome è comprensibile ma forse originale e mai sentito prima.
Se lo ripete senza problemi forse è scontato. Questa prova potrebbe sembrare assurda o poco professionale, ma fidati! È fondamentale! È come quando si ragiona sul nome da dare ad un figlio, hai presente la scena di Verdone in cui dice: “Kevin, c’ha possenza!”? Ecco col nome della tua azienda devi fare lo stesso tipo di prova.

E se non viene in mente nulla?

Se dopo tutto questo articolo non ti si smuove nulla tra le sinapsi allora prova a dare un’occhiata a questo nostro articolo, dove trovi un elenco di prefissi e suffissi “magici” da poter utilizzare per tirar fuori almeno qualcosa di decente. Un’esempio? Dopo che Spotify si è affermato molti altri hanno cominciato ad utilizzare il suffisso “ify”, vedi Shopify (famosa piattaforma di e-commerce).

naming, per i commercianti, per i creativi, per le grandi aziende, per le piccole imprese

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