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T-Shirt e Sostenibilità

tshirt sostenibili copertina

Il viaggio: dalla nascita al riciclo.

Nascita e coltivazione: un impatto idrico e chimico

La classica t-shirt bianca nasce da un seme di cotone, piantato in una fattoria di America, Cina o India. I campi vengono irrorati con acqua e pesticidi: per una singola t-shirt servono 2.700 litri d’acqua, abbastanza da riempire 30 vasche da bagno. Il cotone è la coltura che più assorbe insetticidi al mondo, con danni potenziali alla salute degli agricoltori e agli ecosistemi. Fortunatamente, esiste il cotone biologico, privo di pesticidi, ma rappresenta solo l’1% della produzione globale.

Filatura e tessitura: dalla natura alla fabbrica

Le balle di cotone vengono filate in Cina o India, dove macchinari complessi trasformano le fibre in filati. Questi vengono poi tessuti in grandi maglierie circolari, creando teli grezzi di colore grigio. Il processo di sbiancamento e tintura utilizza candeggianti e coloranti azoici, alcuni dei quali contengono sostanze nocive come cadmio, piombo e cromo.

Confezione e trasporto: sfruttamento e inquinamento

La confezione delle t-shirt avviene spesso in paesi come Bangladesh, Cina, India o Turchia. Le condizioni di lavoro sono spesso pessime, con salari bassi e sfruttamento. Una volta confezionate, le t-shirt viaggiano su navi, treni e camion verso i paesi ricchi, aumentando ulteriormente la loro impronta di carbonio. La produzione di abbigliamento è responsabile del 10% delle emissioni globali di gas serra.

Molto interessante l’approccio dell’azienda TS Design che si è impegnata a realizzare un sito dedicato al tracciamento di tutto il percorso di realizzazione di una t-shirt*:

*qualcuno teorizza lo stesso approccio per l’intero settore del “cibo e bevande”, utilizzando la tecnologia ormai nota del Block-Chain che consente un tracciamento trasparente e, almeno al momento, non manipolabile.

Consumo e lavaggio: l’impatto finale

Nella casa di un consumatore, la t-shirt affronta un’altra sfida: il lavaggio. Una famiglia americana media fa 400 lavaggi all’anno, utilizzando circa 150 litri circa d’acqua per ogni lavaggio. L’asciugatrice consuma ancora più energia. Questo ciclo di consumo sfrenato, alimentato dalla moda usa e getta, ha un impatto devastante sull’ambiente, sulla salute e sui diritti umani.

Cosa possiamo fare?

Di fronte a questo scenario allarmante, possiamo fare la nostra parte:

Acquista meno, scegli meglio: comprare capi di seconda mano, cercare tessuti riciclati o biologici, ridurre gli acquisti impulsivi.
Lava meno, asciuga all’aria: lavare solo quando necessario, utilizzare lavaggi a freddo, stendere i panni ad asciugare invece di usare l’asciugatrice.
Dona, ricicla, riusa: dare nuova vita ai capi usati, invece di gettarli via.
Scegli brand sostenibili: informarsi sulle pratiche di produzione delle aziende e premiare quelle che si impegnano per la sostenibilità.
Ogni piccola azione conta. Insieme, possiamo ridurre l’impatto della moda sul pianeta e costruire un futuro più sostenibile.

Fonti

Questo articolo è una sintesi di quanto appreso dai seguenti video:

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